Etiopia: dal Turkana al Tigrai

 

Di ritorno dall'Africa ecco le immagini del viaggio in Etiopia. Un itinerario da sud a nord attraverso un paese affascinante, materialmente povero ma con una storia plurimillenaria, contraddittorio, dove convivono non sempre in modo pacifico molteplici etnie e religioni. Abbiamo raggiunto sia il delta del fiume Omo nel lago Turkana al confine col Kenya che il lago Tana e i monti Semien, visitando le principali città del nord come Gondar, Axum, le chiese rupestri del Tigrai per concludere il viaggio a Lalibela in coincidenza con le celebrazioni del Natale copto. Un itinerario ambizioso e impegnativo, etnografico e storico, con tre voli interni e 2500 km percorsi, spesso su strade non asfaltate. Abbiamo visitato le principali etnie del sud e i maggiori centri del nord. Non tutto quel che abbiamo visto è stato piacevole: il Paese è tra i più popolosi e poveri del continente, basato principalmente su un'economia agricola di sussistenza. L'esplosione demografica in atto, con la parcellizzazione dei terreni e la conseguente urbanizzazione, non aiuta lo sviluppo. Il turismo può dare il suo contributo ma i problemi da risolvere (acqua potabile, istruzione e sanità, per citarne solo alcuni) restano formidabili. Questo aspetto dell'Etiopia, duro e spietato, ci avrebbe fatto sentire estranei e fuori posto se non fossimo stati sempre accompagnati dal sorriso e dalla gentilezza delle persone che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino.

In Cina al campo base nord del K2

 

Si è concluso con successo il trek in Sinkiang, che ci ha visto raggiungere il campo base italiano sul versante cinese del K2. Qui di seguito le immagini. Si è trattato di un trek d'altri tempi, a quote comprese tra i 4000 e i 5000 m, in cui occorre superare numerosi guadi a piedi e a dorso di cammello. Partiti da Kashgar, abbiamo raggiunto in fuoristrada Yilik, ultimo avamposto abitato da pastori kirghizi. Prima d'iniziare il trek a piedi abbiamo percorso un totale di 545 km in fuoristrada, scanditi dai posti di blocco cinesi, da due passi montani (di cui uno alto 5000 m) e infine da una pista polverosa lunga 45 km tra le montagne impervie e franose del Kun Lun. Qui si trova la frontiera di fatto tra Cina e Pakistan, molto distante dallo spartiacque reale, costituito dalle valli disabitate di Surakwat e Karatash attraverso il passo di Aghil. Prima di entrare nella 'terra di nessuno' ci siamo sottoposti ai minuziosi controlli dell'esercito e della polizia, che ci hanno dato il via libera per attraversare i numerosi reticolati di filo spinato elettrificato apparsi dal nulla come arbusti velenosi negli ultimissimi anni. A piedi e a dorso di cammello abbiamo superato i guadi sullo Shaksgam, seguendo una traccia visibile solo dalla nostra guida kirghiza e dai cammellieri. Abbiamo attraversato una landa desertica, completamente disabitata, fatta di ampie e piatte valli fluviali alte 4000 m, incassate tra impervie montagne che nessuno ha mai salito. Abbiamo campeggiato nelle rare anse del fiume dove crescono magri arbusti, unico alimento per le nostre cavalcature. Eravamo una carovana di 12 cammelli, 3 cammellieri, il cuoco, l'aiuto, e la guida oltre a 9 di noi. Dopo cinque giorni di passi e di guadi impegnativi, superati perlopiù in sandali con l'acqua gelida che saliva alle cosce, abbiamo ammirato per la prima volta l'inconfondibile silhouette del K2 stagliarsi sul fondo di una valle stretta e incassata. Lo spigolo nord della montagna si ergeva nitido, contornato dall'azzurro del cielo da un lato e il bianco delle nubi sull'altro. Lo sperone nord-ovest del Chogori 'fumava', segnale dei forti venti in quota sullo spegnersi dell'estate nel jet stream autunnale. La salita al campo base italiano, 4700 m, sul fianco sinistro orogr. di una morena che non riesce più a contenere lo straripante ghiacciaio scuro che scende dal vertiginoso versante nord del K2 non ci ha regalato una visione migliore: per vedere la montagna più da vicino avremmo dovuto superare un labirinto di caotici castelli di ghiaccio separati da profondi crepacci: percorso impossibile per un gruppo di trekker privi di attrezzature alpinistiche come eravamo noi. Rientrati a Kashgar, capoluogo della Regione Autonoma Uigura del Sinkiang, Xinjiang in mandarino, abbiamo impiegato gli ultimi due giorni per una visita di cortesia al confine col Tajikistan, là dove sorge la catena del Muztagh Ata, il 'Padre dei Monti di Ghiaccio'. La montagna, imponente e maestosa, ci è apparsa nitida nel cielo autunnale accanto al vicino Kongur Tagh, permettendo ai nostri fotografi di consumare gli obiettivi oltreché le batterie di riserva. Il trek, da me coordinato, ha ottenuto il patrocinio del CAI sez. di Imola in occasione delle celebrazioni per il 90esimo anniversario della Sezione di cui ho l'onore di essere socio.