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Venerdì 7 maggio 2010

Ancora un mese...

Test di soglia del 12-05-2010
Test di soglia del 12-05-2010
Giuseppe Pompili
Giuseppe

Meno di un mese all'inizio del mio quarto giro di giostra in Baltoro, dove - nonostante tutta la mia buona volontà - non ho ancora raggiunto la vetta di un ottomila, pur se ci sono andato molto vicino in più di un'occasione. Speriamo sia la volta buona. Ritenterò la salita del K2, o Chogorì, nome che mi ricorda quello di un dolcetto al riso soffiato e cioccolato, oggetto del desiderio della mia infanzia: il mitico Ciocorì. Di dolce il K2 ha ben poco, neppure la salita lungo la via normale, lo Sperone degli Abruzzi. Sarebbe la ventiseiesima ripetizione di un italiano, ma chi se ne importa, ci vado per me, mica per fare un exploit. E' un maggio da schifo sulle Alpi, e nelle ultime settimane ho assaggiato le carezze delle bufere che stanno imperversando nei dintorni del Cervino, quasi volessero prepararmi a quello che troverò in Karakorum. Tra me e la partenza si interpongono ancora due ostacoli, non di poco conto: il test di soglia con il Magnifico dottor Roi e la salita al Monte Bianco in compagnia del mio amico Paolo Filippo (che se gli succede qualcosa, sono rovinato). Anche quest'anno mi presento carico di sponsors, il che, tradotto, vuol dire UNO: il 50% di sconto concessomi da Intermatica sulla ricarica del mio telefonino. Meglio di niente, perché grazie al loro contributo riuscirò pure quest'estate a tediare i frequentatori della rete con le mie chiacchiere e pettegolezzi dal campo base e oltre.

 

Lunedì 7 giugno 2010

Marte contro K2

A Doha
A Doha

La prima simulazione dell'intera durata di un volo abitato verso Marte è iniziata da Città delle Stelle, nei pressi di Mosca, quattro giorni fa. I sei membri dell'equipaggio, tra cui un ingegnere italo-argentino, vivranno in isolamento per 520 giorni in un modello in scala 1:1 di "un'astronave" saldamente ancorata a terra, per studiare le implicazioni psicofisiche di un futuro viaggio marziano. Ho partecipato alle selezioni dell'equipaggio internazionale di Mars500 come membro dell'ESA, e avrei potuto benissimo essere al posto del collega argentino se non avessi rinunciato a causa di un'altra partenza, tutta personale: la mia spedizione al K2 che è iniziata oggi da Malpensa. Dal mio punto di vista, trovarmi su di un volo verso Islamabad anziché per Mosca, cambia soltanto la prospettiva: da viaggio psicologico a viaggio verticale, da contributo alla scienza in preparazione dell'avventura più affascinante della nostra epoca, alla più modesta esplorazione dei miei limiti nel corso di un'impegnativa salita in montagna. Mi mancherà Mars500, anche se tutto sommato si tratta di starsene segregato per più di un anno e mezzo, in compagnia di altri cinque uomini, per vedere se ce la fanno a convivere senza scannarsi a vicenda. Avrebbe costituito la mia unica possibilità di partecipare, sia pure come comparsa, al grande sogno dell'uomo su Marte, visto che a 47 anni sono di gran lunga troppo vecchio per la missione vera e propria che, se tutto andrà bene, decollerà tra non meno di un quarto di secolo. Mi mancherà la magia di pensare che avrei potuto esserci anch'io, lassù, con un posto in quarta fila. Credete che tra mille anni la prima metà del XXI secolo sarà ricordata per le nostre miserie oppure per la conquista di Marte? Cosa ci ricorda il 1492? L'anno in cui il grande statista fiorentino Lorenzo de' Medici scomparve oppure l'anno della scoperta dell'America? Tuttavia non ho rimpianti, perché sarei comunque stato un recluso, e a me piace respirare l'aria (seppur rarefatta) della libertà. Libertà che però deve sempre fare i conti con l'Insostenibile Pesantezza dell'Essere: 175 kg di bagagli in tre, il tutto senza fare cargo (per risparmiare) affidandoci ai buoni uffici di Gilberto di Avventure. La sfida è iniziata oggi all'imbarco e devo dire che ce l'abbiamo fatta, senza attingere alle nostre modestissime risorse economiche: indossando giacche e scarponi e caricando il bagaglio a mano ai limiti del consentito. Una sfida nella sfida. Pezzenti, direte voi. Avete ragione, ma a spendere son bravi tutti.

 

Martedì 8 giugno 2010
Briefing al Ministero
Briefing al Ministero

Briefing in Islamabad

Oggi pomeriggio siamo stati al Ministero del Turismo per il briefing, e questa è la lista ufficiale delle spedizioni registrate ad oggi al K2:

 

1) Gruppo internazionale ATP (Adventure Tour Pakistan): 19 membri di varie nazionalità. Compartiamo con questo gruppo il permesso di salita,
2) Team americano di George Dijmarescu - K2 & Broad Peak: 9 membri
3) Swiss Expedition, 2 membri
4) Polish international Expedition: 9 membri
5) ATP USA Expedition: 8 membri, capospedizione Fabrizio Zangrilli
6) Spedizione coreana al K2: 9 membri
7) Spedizione Italiana EvCNR-K2: 12 membri, capospedizione A. Greco. Il gruppo salirà sino al c3 per pulire dalle corde fisse. Arriveranno il 28 giugno.

 

Si mormora che arriverà anche Gerlinde Kalterbrunner, ma sino ad oggi non ci sono notizie certe.

 

Mercoledì 9 giugno 2010
Camion sulla KKH
Camion sulla KKH

Pit stop a Pattan

Oggi la mia radiosveglia ha suonato alle 4:45, sulle note della canzone di Malika Ayane "Ricomincio da qui". Un presagio. Fuori era ancora buio. Dovevamo prendere l'aereo, ma ieri sera, dato che le previsioni meteo erano sfavorevoli al volo, abbiamo deciso di partire molto presto lungo la solita Karakorum Highway, diretti a Chilas. E' la sesta volta che faccio questo tragitto in minibus: solo una volta sono riuscito a prendere l'aereo per Skardu. Questa "tradizione" non si è smentita neppure in questa occasione: e allora via, di buon mattino, col fresco, lungo i quasi 500 km di buche con la strada intorno della Karakorum. Tutto è filato liscio sino a Besham, complici il primo tratto da poco riasfaltato, l'ora mattutina e la quasi assenza di traffico per colpa dell'enorme frana che ha creato un nuovo lago nell'alta valle dell'Hunza. Il traffico commerciale verso la Cina è interrotto da 4 mesi e molti villaggi sono stati evacuati in previsione della tracimazione. La giornata era relativamente fresca e serena e tutto lasciava presagire che avremmo raggiunto la nostra destinazione in "sole" 15 ore effettive di viaggio, contro le 18 dell'anno scorso. Viaggio rapido e liscio per i primi due terzi, ma era troppo bello per durare. A meno di 160 km dalla meta, dopo l'ennesima buca, abbiamo sentito un rumore strano provenire da sotto. Una specie di tintinnio metallico. Abbiamo pensato alla marmitta ballerina, ma dopo meno di un'ora, dopo un'altra buca, il rumore si è trasformato in un'orribile suono stridulo di metallo che gratta l'asfalto. Ci siamo fermati. Diagnosi provvisoria: male incurabile alla sospensione posteriore destra. Per buona sorte, a meno di tre km c'era la (a me sconosciuta) cittadina di Pattan, distretto del Kohistan. L'abbiamo raggiunta a bordo del mezzo morente, procedendo meno che a passo d'uomo, in discesa, per un'interminabile ora allietata dal suono stridulo del metallo martoriato. All'officina del bazaar aggiustano le balestre persino con lo sputo e il fil di ferro, e così, meno di 3 ore dopo l'incidente, siamo ripartiti verso Chilas. Ci siamo arrivati poco prima di mezzanotte, non esattamente freschi come rose, ma almeno in pari con la tabella di marcia. Domani dovremmo giungere a Skardu, sempre Inshallah, naturalmente.

 

Giovedì 10 giugno 2010

Brividi sulla KKH

Gole dell'Indo
Gole dell'Indo
Alla confluenza con l'Hindu Kush
Alla confluenza con l'Hindu Kush

Stamattina sveglia alle 6, sulle note di "Incantevole" dei Subsonica. E davvero la giornata è stata bella e soleggiata, anche se eravamo troppo cotti per apprezzare il paesaggio. Ieri notte, anzi stamattina, tra arrivo ritardato e cena ancor più tarda ci siamo addormentati alle 2:30. Alle 7 il sole picchia già duro a Chilas e la prospettiva di altre 9 ore di viaggio tra buche e polvere non era delle più entusiasmanti. Ci ha pensato quel volpone di Ali a motivarmi, con la proposta di guidare il suo fuoristrada Toyota Landcruiser sulla Karakorum Highway! All'inizio pensavo scherzasse. Ma lui era serissimo. Potevo forse lasciarmi sfuggire una simile opportunità? Ho tentato una debole resistenza dicendo di non avere la patente, ma Ali ha replicato subito: "in Hunza there is no need of driving licence!". Allora mi sono messo al volante, seguito da un titubante Adriano che si è piazzato nel sedile posteriore, alle mie spalle. Per chi non lo sapesse, in Pakistan la guida è a sinistra, la Karakorum è in rifacimento, sventrata e senza asfalto, le buche più numerose delle stelle in cielo e, infine ma non ultimo, il comportamento degli enormi camion pakistani assolutamente imprevedibile. Con tutto questo, ho guidato 52 km da Chilas sino al ponte di Rakhiot, dove un posto di blocco avvistato da Adriano in lontananza, mi ha consigliato di scambiare il posto di guida con il driver "ufficiale". Dopo i primi momenti di tensione mi sono rilassato e immerso totalmente nello stile di guida locale, cosa non difficile perché la Regola n°1 è suonare sempre a chi sta davanti e la Regola n°2 è che non ci sono regole, tantomeno del codice della strada. Si passa dove si può alla velocità preferita, ignorando ogni elementare norma di sicurezza. Non ci crederete, ma non è stato poi così difficile regredire a livello di automobilista di Neanderthal. Alla fine mi sono proprio divertito. Adri e i miei compagni d'auto un po' meno, forse. Il resto del gruppo ha viaggiato sullo stesso minibus di ieri, che ci seguiva a distanza di sicurezza. Alla fine di tutto, però, ho avuto persino i complimenti di Ali, anche lui imbarcato sul mezzo da me guidato. Infine, dopo altre sette ore di viaggio con pilota ufficiale e senza storia, nel pomeriggio siamo giunti a Skardu, capoluogo del Baltistan. Le ultime forze sono state spese per recarci al bazaar a fare gli ultimi acquisti (cartoline, ombrelli, sandali e varie ed eventuali). Questa sera un meritato riposo e poi, domani, partiremo a tempo debito verso le vicine ("solo" 3 ore in fuoristrada) pianure di Deosai, altipiani a 4000 metri ancora parecchio innevati, almeno a giudicare da quel che si vede qui a Skardu. Lassù avrà finalmente inizio la nostra acclimatazione.

 

Sabato 12 giugno 2010

Altipiani di Deosai

Bruna e la cena
Bruna e la cena
Deosai a metà giugno
Deosai a metà giugno

"Sometimes you can't make it on your own" cantava Bono in "How To Dismantle An Atomic Bomb" e in effetti un compagno è indispensabile per certe montagne, e non solo per quelle. Sono ormai 10 anni che vado in spedizione con Adriano e ogni volta non smette mai di stupirmi. Prendete la pressione. Sì, quella arteriosa, quella che si misura con lo sfigmomanometro. Ho promesso al dottor Roi (medico della Isokinetic di Bologna e nostro amico) che avremmo fatto i compiti con diligenza, registrando i dati quando possibile. I valori di Adriano sono sempre bassi e costanti, invariati, nonostante negli ultimi 3 giorni avessimo guadagnato 1000 m al giorno di dislivello. Ho pensato a un guasto dello strumento, ma poi, quando me la sono misurata io, i valori crescevano con la quota e, ahimè, erano persino altucci. Sono riuscito a tenergli testa solo con la saturazione drll'ossigeno, merito forse dei 70 mila metri cumulativi di dislivello in salita che ho faticosamente messi in cascina durante l'inverno e la primavera andando su e giù sulle Alpi occidentali (grazie a tutti i miei amici della Valtournenche!). Oggi siamo arrivati, dopo quasi tre ore di trek, alle pianure di Deosai, sui 4000 m di quota, una trentina di km da Skardu. Abbiamo trovato molta neve per la stagione. Tanta. Troppa. Un metro e mezzo almeno. Strada interrotta da frane ed enormi valanghe. Così, zaino in spalla e portatori al seguito, abbiamo proseguito a piedi per gli ultimi 9 km sulle neve alta. Credete che Adriano si sia fermato dopo aver raggiunto il bivacco a 3950 m, nostra meta per oggi? Neanche per sogno, ha continuato in salita in direzione di un vicino cucuzzolo. Potevo forse lasciarlo solo? Col rischio che se non mi alleno a dovere poi sullo Sperone non lo vedo neanche? Così mi sono messo sulle sue tracce (si affondava non poco nella neve) e mi sono trovato al centro di un immacolato lenzuolo bianco, attorniato da lontane vette sui 5000. Solo bianco intorno, bianco e le tracce fresce di Adriano, che a un certo punto, Inshallah, hanno fatto un arco per dirigersi nuovamente verso il bivacco, ormai lontanissimo e indistinguibile tra il candore degli altipiani che avremmo dovuto trovare coperti di erba, lauti pascoli per yak con dessert di profumati fiori. Abbiano trovato invece solo cielo turchese e neve immacolata e profonda. Ci hanno detto che l'anno scorso qui si arrivava con la jeep, ma oggi ci avrebbero fatto comodo gli sci... L'anno scorso sul K2, dopo la spalla, c'era così tanta neve che nessuno è riuscito a passare oltre il traverso. Vista l'abbondante neve caduta questa primavera a Deosai, non ci resta che sperare nella legge del contrappasso...

 

Martedì 15 giugno 2010

Ancora Dosai..

..e un autoscatto dalla cima
..e un autoscatto dalla cima
Il monte più alto della zona..
Il monte più alto della zona..

La canzone di oggi è "Sweet Disposition" dei "The Temper Trap". In accordo con le parole del titolo mi tocca ammorbidire l'impressione avuta all'arrivo, tre giorni fa... (sul genere che ci faccio qui). Anche se fino a oggi su tre giornate solo una è stata di bel tempo, siamo riusciti ugualmente a salire alcuni cucuzzoli dell'altopiano (il 13, Nisar e io abbiamo raggiunto la cima del monte più alto della zona, sui 5000 m). Ce ne sono di più alti, purtroppo lontani e irraggiungibili a piedi in giornata dal nostro bivacco. Ci vorrebbero un fuoristrada e una stagione meno nevosa. Una pista, ora sommersa dalla neve, attraversa tutto l'altipiano e arriva a Chilas sul versante Rupal del Nanga Parbat. Ma sto divagando. Tornando al giorno 13, mentre scendevo ho notato delle orme fresche sulla neve, di forma e dimensione vagamente umane, ovviamente senza traccia di suola di scarpa. Nisar mi ha spiegato che nel parco naturale Deosai ci sono una decina di orsi bruni, che vanno a caccia di marmotte. E io che già mi illudevo di aver trovato lo Yeti! Abominevole uomo delle nevi o meno, ogni giorno che passa ci sentiamo meglio, la saturazione cresce e la pressione cala. Questo è il posto ideale per acclimatarsi, un vero paradiso per lo sci-alpinismo), che quest'anno si potrà praticare sino a tutto giugno. I dislivelli non sono straordinari ma si rimane sempre in quota: tra i quattro e i cinque mila metri. In compenso gli sviluppi sono notevoli e alcuni versanti ripidi, in grado di accontentare anche gli sciatori più esigenti. Anche si ci aspettavamo prati, il paesaggio coperto da neve alta ha un certo fascino e il firn è eccezionale. Almeno, sino alle 9 del mattino. Poi, il sole ammorbidisce la neve e chi s'è visto s'è visto. Quest'anno la neve resterà sino a tutto luglio, ma l'anno scorso, in giugno, sui prati spuntavano le violette. In definitiva siamo contenti della scelta di questo luogo per acclimatarci, facile da raggiungere da Skardu e dalla logistica semplice da organizzare. Siamo i primi e, per ora gli unici, della stagione. Il solo rimpianto è di non aver portato con noi gli sci e le pelli. Un'idea per chi ci seguirà.

 

Guestbook
Abbiamo ricevuto tutti i vostri messaggi e ne siamo felici. VI risponderemo a fine settimana, quando saremo di ritorno a Skardu.

 

Mercoledì 16 giugno 2010
Sergio, Claudio e Giuseppe
Sergio, Claudio e Giuseppe

Deosai colpisce ancora

La canzone della sveglia di stamattina è ancora una volta degli U2, "Desire", per darci un po' di carica. Al resto ci ha pensato Sergio. Dato che ci siamo svegliati sotto una bella nevicata, qualcuno ha commentato che per avere tutto questo abbiamo pure pagato. Allora Sergio ha saggiamente replicato: "Se la ricchezza non fa la felicità figurarsi la povertà". Così consolati, dopo un colazione tardiva, siamo partiti per un giretto a piedi di una decina di km sulla neve fonda che ammanta l'altopiano. La meta era un cucuzzolo ingannevolmente vicino, scelto apposta per la sua posizione centrale, in modo da dare a Claudio Andreola la scusa per farsi fotografare in una posizione elevata col logo della ditta: il tutto per dissipare i sospetti dei soci che lui fosse andato al mare in Thailandia anziché soffrire il freddo, la dissenteria e il mal di montagna in Baltistan. Naturalmente, il meteo è cambiato repentinamente durante la marcia e il sole ha iniziato dapprima a rendere molle la neve e poi ad arrostirci per benino. Tre ore di fatiche dopo, affondando all'inizio per pochi centimetri e poi a mezza gamba, abbiamo raggiunto la meta prefissata. Solo Adriano non si è unito a noi. Il dislivello complessivo di 350+350 metri costituiva per lui un'offesa. Così, come ieri, si è fatto "il solito giro". A due passi dal campo un sentiero malagevole, ma privo di neve, porta dalla strada sino al fiume, 80 metri più in basso. Adri lo copre in 11 minuti netti in salita (ndr siamo pur sempre a 3900 m slm). 16 ripetizioni prima e 16 dopo i pasti sono "la cura" di Adri: 2600 m di dislivello al dì. Con lui non c'è storia... e noi che eravamo così orgogliosi delle nostre misere quattro orucce di oggi. Ad ogni modo siamo alla fine: domani scendiamo a Skardu e il giorno dopo avrà inizio il trek verso il campo base del K2. Stay tuned.


Guestbook
Adriano: Grazie mille per i risultati di calcio: non ne sapevo nulla. Che schifezza il pareggio con il Paraguay!

 

Giovedì 17 giugno 2010

Indovina l'intruso (nella cena)

La pietanza misteriosa
La pietanza misteriosa

La canzone di stamattina è "Prima di partire per un lungo viaggio", di Irene Grandi, che vorrei dedicare a così tante persone di mia conoscenza che la dedico e me stesso, così faccio prima. Oggi siamo rientrati a Skardu, per un breve riposo prima dell'inizio del trek che ci porterà al campo base del K2 attraverso il passo di Gondoghoro. Giornata dedicata ai lavaggi personali, al controllo del materiale e alla corrispondenza. Abbiamo così indetto un concorso di cucina, esclusivamente riservato alle gentili e attente lettrici del blog. Nella foto qui accanto (cliccare per ingrandire), ho fotografato il desco imbandito con la nostra ultima cena a Deosai ieri sera. Qual'è l'alimento in manifesta dissonanza con la cultura e la tradizione alimentare pakistana? Alla prima lettrice che indovinerà, postando la risposta sul guestbook (farà fede la data e l'ora d'invio) sarà offerto un week end in montagna in compagnia del grande Adriano Dal Cin, in luogo e data da concordarsi direttamente con il premio stesso, vedi immagine. Non si accettano sostituzioni, astenersi perditempo.

 

Sabato 19 giugno 2010

Verso il Gondoghoro La

Ragazza di Husche
Ragazza di Husche
Ragazze di Husche
Ragazze di Husche

La canzone della sveglia di stamattina è "Relax" dei Frankie Goes to Hollywood. Non sempre gli eventi seguono il corso stabilito senza robuste iniezioni di volontà. Ieri ho dovuto impegnarmi non poco per convincere Ali Muhammad (boss di Adventure Pakistan) e il suo sirdar che era nostra ferma intenzione raggiungere Concordia e il c.b. del K2 attraverso il Gondoghoro La. Alla fine l'ho spuntata, complice il bel tempo degli ultimi due giorni. In effetti qualche incognita rimane, legata alle abbondanti nevicate dei mesi scorsi che hanno portato il limite della neve sotto i 4000 m. Un'altra incognita è legata al fatto che siamo i primi della stagione ad attraversare il Gondoghoro La dal versante di Husche. Ma se la vita fosse fatta soltanto di certezze sarebbe estremamente noiosa, diceva la mia portinaia. Gli imprevisti ne sono il sale. Dopo aver regalato ai posteri questa perla di saggezza, mi tocca aggiungere che ci stiamo godendo la salita in una valle grandiosa, soleggiata e, soprattutto, poco frequentata da trekker e alpinisti. Tranne noi, non ci sono altri trekker in arrivo o in partenza da Husche, mentre sappiamo con certezza che numerosi gruppi sono impegnati in questo preciso istante a risalire il Baltoro da Askole, allineati e coperti lungo lo "yak trail". D'altra parte, in assenza di un'adeguata e preventiva acclimatazione unita al sostegno di portatori forti e ben equipaggiati sarebbe impossibile per qualsiasi gruppo affrontare il Gondoghoro all'inizio del trekking, come stiamo facendo noi dopo Deosai. Questa mattina abbiamo raggiunto Saitcho, o Shaischo, 3300 m. Domani proseguiremo verso Dhalzampa e poi per Xhuxpang, ultima tappa prima del passo vero e proprio. Lungo il cammino abbiamo incrociato parecchie donne di Husche che rientravano al villaggio trasportando enormi fardelli di legna da ardere. Sono le stesse che alla sera portano altre gerle cariche di fieno per gli animali domestici. Direte voi “e gli uomini?” Ebbene, degli uomini nessuna traccia... a parte i nostri portatori. In queste contrade la divisione dei compiti è molto netta: le donne nei campi, a far legna e a far figli, gli uomini a dirigere le operazioni. Veniamo ora a cose più leggere. Come testimoniato dal guestbook la prima a indovinare correttamente la pietanza misteriosa (il famigerato prosciutto), nonché fortunata vincitrice del nostro concorso, è Chiara Andreola, figlia di Claudio, nostro impavido trekker. Chiara lavora come giornalista nell'afosa Roma dove intanto continua a studiare una materia astrusa. Appassionata di montagna non mancherà di godersi il meritato premio, con cui potrà mettersi direttamente in contatto non appena quest'ultimo sarà tornato dal K2. Voci di corridoio sembrano indicare l'esistenza di un ragazzo, ma Adriano non è affatto geloso e i grandi giornalisti devono essere sempre pronti ad affondare le situazioni più aggrovigliate...

 

Lunedì 21 giugno 2010

Xhuxpang sotto il sole

Gondoghoro La
Gondoghoro La
Pranzo a Xhuxpang
Pranzo a Xhuxpang

La canzone della sveglia di stamattina "Beautiful Day" degli U2 in tema con il meteo splendido degli ultimi giorni oltre che essere un auspicio per domani. Stamattina ho ascoltato anche "Vivi davvero" di Giorgia: stiamo facendo del nostro meglio, carissima. Sono passate già due settimane dalla partenza e mi sembra di essere partito ieri. Le cose belle sono sempre effimere. Ci troviamo al campo di Xhuxpang, 4600 m, direttamente sotto il ripidissimo pendio del Gondoghoro La. A mezzanotte partiremo per scalare il passo, dopodiché tutto il resto del trek sarà in discesa. L'ultima volta che sono stato qui era il 2001, nove anni fa. Adriano e io eravamo reduci da un tentativo (fallito) al GII. Il mio ricordo va ai verdissimi prati su cui avevamo campeggiato. Oggi quei prati sono sepolti sotto metri di neve, ma per fortuna il sole splende su di noi e la strada la facciamo noi, visto che nessun gruppo ha ancora salito il Gondoghoro La da questo versante, quest'anno. Adriano e io, non contenti di aver impiegato solo due ore per arrivare (abbiamo retto il passo con quelli del rescue team del Gondoghoro, portatori specializzati in soccorso, che in estate vivono praticamente qui) abbiamo proseguito sino a oltre 5000 m di quota in un circo glaciale adiacente, dove non eravamo mai stati. Alle 9 del mattino siamo ridiscesi a Xhuxpang perché si cominciava ad affondare troppo nella neve molle. Le nostre giornate iniziano alle 4 del mattino e finiscono alle 10, sempre del mattino. Il resto, nell'ordine: nutrimento, riposo, altro dislivello (Adriano) e (nel mio caso) foto, blog e trasmissione dati. Pranzo alle 11, "sur la neige". Claudio ha inaugurato per noi un blocco di favoloso culatello di Sauris (mentre a Deosai avevamo gustato un "banale" prosciutto di Parma gentilmente offerto da Sergio). Queste merci sono assolutamente introvabili, sia per i luoghi in cui ci troviamo, sia perché, nonostante gli Hunza possano bere bevande alcoliche, la carne di maiale resta tabù. Con noi sono rimasti solo una decina di portatori e neppure uno dei tre polli che ci hanno accompagnato (loro malgrado) nei giorni scorsi. I nostri voraci stomaci sono ormai le tombe delle povere bestie. Cannibali, direte voi! Giusto. Ci auguriamo solo che il loro sacrificio possa non essere stato vano. Domani sapremo.

 

Martedì 22 giugno 2010

Ali Camp (4875 m)

Bruna e i suoi 'boys' al Gondoghoro La
Bruna and her 'boys' at Gondoghoro La

La canzone della sveglia di mezzanotte è "Thank you" di Alanis Morissette (tutta un'altra musica rispetto all'omonimo brano di Dido, se permettete). Scrivo mezzanotte perché questa è l'ora in cui siamo partiti verso il Gondoghoro La, il passo glaciale alto intorno ai 5500 m che permette di raggiungere Concordia da Husche. Anche se non è alto 6650 m, come erroneamente riportato su alcune cartine, resta assai impegnativo. Lo dico con un certo orgoglio: siamo stati i primi della stagione a passare in direzione Concordia, mentre in senso inverso, (cioè come rapida via di ritorno dal Baltoro) è già stato superato da alcuni gruppi. Per i nostri 2 (sic!) trekker il prosieguo è ora tutto in discesa lungo il Baltoro: sarà una passeggiata per delle persone già acclimatate. La neve alta ci ha aiutato nella risalita e il tempo è stato splendido. Stanotte la luna è tramontata presto e abbiamo proceduto alla luce delle stelle, con la Via Lattea a farci da guida verso il passo. Ogni tanto, una stella cadente illuminava le vette imbiancate per un attimo fuggevole. Un lampo. Un desiderio. Un sogno da realizzare. Siamo arrivati al passo alle 5 del mattino, in tempo per vedere spuntare il sole dietro al GI. Erano tutti lì, gli 8000, davanti al nostro davanzale di ghiaccio: il K2 e poi il Broad Peak, il GIV, il GIII, il GII, il GI, il Chogolisa e una quantità di altre vette vertiginose, tutte ben visibili da questo punto privilegiato. Le abbiamo ammirate bene mentre aspettavamo Bruna. Intanto il sole si alzava lento nel suo arco quotidiano. Ora non ci sono insormontabili ostacoli al raggiungimento della nostra meta: il campo base del K2, tra un paio di giorni. Il personaggio di oggi è senza dubbio Bruna Monsignori, robusta trekker sulla sessantina nonché grande viaggiatrice. Passare il Gondoghoro La era il suo sogno e oggi lo ha realizzato, con le sue sole forze, marciando al suo ritmo. Provata ma felice. Non l'abbiamo mai lasciata sola e tutti insieme ci siamo abbracciati nel punto più alto per la foto di rito. Brava Bruna. Uno spirito di adattamento e una determinazione rara persino nelle signore con la metà dei suoi anni. Se il Baltoro fa selezione, il Gondoghoro di più. Ma non dovete pensare a un'atleta, tutt'altro. E' solo una persona che si è preparata e ha stretto i denti durante la salita. Ci dato fiducia, unendosi al nostro trek di alpinisti, ed è stata ricompensata dal meteo favorevole e da una salita memorabile sotto le stelle. Dedica la sua impresa a Matilde, la nipotina. Qualsiasi risultato non è mai assoluto, ma relativo alla persona, ai tempi e alle circostanze. Questo è stato il suo K2.

 

 

Guestbook

Adriano (il premio) per Chiara: "Niente paura, mi adatto alle persone. Per te solo 372,5 m. Riguardo al resto, non è esatto dire che sono cose diverse. Sono le stesse cose, ma con altri mezzi..."

 

 

   
CAI Bologna

Con il patrocinio del Club Alpino Italiano

Sezione di Bologna Mario Fantin