Turchia

In viaggio con Sandra

ovvero le Tribolazioni Turche di un Turista per Caso

Testo di Giuseppe Pompili

Prologo

Il 1° aprile 2001 Istanbul si era risvegliata sotto una cappa grigia come il metallo delle cupole delle moschee che s'affacciano sul Corno d'Oro, mentre un vento gelido spazzava il Bosforo spirando dai Balcani. Una sottile pioggerellina rendeva insidioso il viscido fondo stradale della Turgut Ozal Caddesi mentre guidavo concentratissimo verso la porta di Topkapi, che dalle mura Teodosiane immette sulla superstrada a sei corsie che conduce a Edirne e all'aeroporto internazionale Ataturk, la nostra salvezza. Ero al volante di una Renault 19, con al mio fianco una Navigatrice tanto sicura di sé quanto improvvisata, che s'inventava le direzioni sul momento, guidandomi nel traffico caotico delle strade a scorrimento veloce con la stessa sicurezza con cui un chirurgo esegue un'appendicectomia. E mo' dd'o vado?!? rimuginavo soprappensiero tra me e me, con il terrore di perdere l'aereo smarrito nel dedalo degli incroci, tra il caos degli svincoli, lungo il labirinto delle strade affollate da una selva di cartelli che riportano nomi favolosi d'ignoti e improbabili luoghi della Grande Bisanzio.

 

I miei pensieri sbocciavano, inconcludenti, in romanesco, quasi una seconda lingua dopo i miei anni di frequentazioni capitoline. Ma le mie cure erano tosto obliterate dai secchi ordini che m'impartiva l'inflessibile Navigatrice: sta' tento, mona! gira qui, bestia!! " Tuti uguai sti magnagati del sottopo'!!!" La musicale parlata veneta m'infondeva coraggio, anche se non ne capivo una parola. Mi facevo guidare più dall'istinto, svoltando dove c'era spazio per farlo e prendendo al volo gli svincoli dai nomi più strampalati. La ninnananna della mia vicina continuava a cullarmi con il suo sottofondo di suoni delicati e melodiosi che m'accompagnavano nella discesa verso l'ignoto.

 

Allah è grande, compassionevole e misericordioso ma la mia buona stella ancor di più, sicché, senza sbagliare una sola volta (e sarebbe stata la prima nonché l'ultima) ci ritrovammo tosto all'aeroporto, distante ben 23 km dal centro. Riconsegnata la Renault 19 ad un incredulo impiegato della Europecar che allibito mai avevaassistito a dei turisti tanto fortunati da riuscire a giungere da soli in aeroporto senza aver mai guidato nel traffico della capitale, ci attendeva un'ora di ritardo sul volo della Olympic diretto ad Atene, libro primo della lunga Odissea del ritorno.

 

Ma come eravamo giunti sino a lì e quali forze ci avevano guidato attraverso un itinerario storico-gastronomico dall'ira del pelide Achille alla biblioteca di Pergamo al tempio di Artemide agli Ikander kebap di Bursa attraverso i concili di Efeso e Nicea, le paludi di Mileto sulla foce del Meandro, il tesoro di Lisimaco, lo stadio di Afrodisia, il tempio di Giove di Aizanoi, gli immacolati travertini di Pamukkale, le multe per eccesso di velocità, Aya Sofya, la Suleymanye Camii, la Porta di Ishtar dell'antica Babilonia al Museo archeologico, il Topkapi Sarayi, l'Harem, il Gran Bazaar, le gesta ed i misfatti degli Imperatori bizantini???

Istanbul

La giornata del 24 marzo A.D. 2001 era iniziata sotto i migliori auspici: l'aria era limpida e tersa, la temperatura mite e un tiepido sole di primavera illuminava le mille cupole all'ombra dei sottili minareti d'Istanbul. La Torre di Galata si stagliava tanto nitida da sembrare quasi di poterla toccare allungando una mano, nonostante fosse sulla sponda opposta del Corno d'Oro.

 

Camminando a piedi lungo l'Ordu Caddesi mi stupivo di scoprire una città operosa e ordinata, tanto da reggere il confronto con altre grandi capitali d'Europa. Un'immagine del tutto diversa dallo stereotipo da suq mediorientale che mi ero atteso. Al mio fianco camminava una turista per caso che reggeva in mano tre voluminosi volumi. Il primo era la mia copia della Lonely Planet (in inglese per il ben noto vezzo del turista sofferente della sindrome di Stendhal) l'altra era la classica guida verde del Touring Club Italiano (un must have), mentre il terzo era un ponderoso tomo dal titolo "Bisanzio - Splendore e decadenza di un Impero 330-1453", dello storico John Julius Norwich, un'opera che in 476 densissime pagine compendia oltre un millennio di storia dell'Impero Romano d'Oriente.

 

Mentre procedevo sul marciapiede, cercando d'evitare la folla di turchi che si recavano al lavoro procedendo in senso opposto, alla mia destra si svolgeva un interrogatorio serrato. Sotto il tiro di sbarramento delle domande a bruciapelo i fantasmi della colazione mi facevano i dispetti, sciabordando inquieti entro lo stomaco: "Perché Costantino il Grande trasferì a Bisanzio la capitale dell'Impero?" Qual'è la distinzione tra l'eresia Ariana e quella Nestoriana?? Esiste una sola Persona e due nature o due nature coabitano nella medesima Persona??? Da dove emana lo Spirito Santo???? Dal Padre o dal Figlio o da Entrambi????? Parrebbero quisquilie oziose, se non ci si fossero scannati, arrostiti e impalati su per secoli interi e se il nostro credo attuale non fosse frutto della selezione (diciamo pure Darwiniana) dell’ipostasia più "adatta". Colto alla sprovvista non potevo certo ammettere che la sera precedente mi ero addormentato mentre in camera fervevauna lettura ad alta voce del capitolo su cui ora ero inquisito.

 

Un brivido freddo mi percorreva il fondoschiena, nonostante l'aria tiepida mi avesse fatto gia da tempo rialzare il risvolto alle maniche della camicia. Cercando di prender tempo ho emesso alcuni suoni inarticolati, fingendo di schiarirmi la gola, quindi ho pensato che forse era meglio cercar di svicolare: "Guarda laggiù, non è per caso Santa Sofia quella?!? " dicevo indicando un'anonima cupola dall'aspetto vagamente familiare. "Non sta' a fa' il mona!!!" fu la secca risposta.

 

Rassegnato, mi sforzavo di cercare di ricordare algo mas, (nulla più che vaghe reminescenze scolastiche) aggrottando le sopracciglia per far finta che la cosa fosse talmente ovvia da esser nota anche ai bambini. "Mah! le invasioni barbariche, probabilmente! Le invasioni barbariche, certamente!!!". Esclamai di fronte ad un silenzio inespressivo.

 

L'occhiata in tralice che ne seguì mi disse che avevo pronunciato una corbelleria, ma le mie risorse erano già da tempo esaurite, e stavo lì, in mezzo alla strada, come un perfetto imbecille, ad attendere la risposta. Le prime parole giunsero simili al secco crepitio di una mitragliatrice: "Se ieri sera non ti fossi addormentato di botto mentre IO ti leggevo un intero capitolo, forse ora qualcosa riemergerebbe da quell'antro vuoto che ti riempie la teca cranica!!!

 

Intanto, sfoggiando la mia espressione più contrita, aspettavo l'inevitabile illuminazione. Che giunse assumendo le sembianze d'una reprimenda."Mona d'un mona, Costantino non amava Roma, non ci stava mai un minuto più del necessario e, nonostante le abbia regalato una grande basilica, San Paolo fuori le mura, e una seconda sulla via Appia, l'attuale San Sebastiano, e una terza ben più importante sul colle Vaticano ove la tradizione voleva fosse sepolto San Pietro, egli non l'amava. Il suo cuore batteva a Oriente e quello che cercava era una città nuova, ancor da forgiare e plasmare, una città che ne eternasse la grandezza e la gloria. Roma, con la sua tradizione repubblicana e pagana era ormai rimasta indietro intellettualmente e culturalmente e non poteva più essere il cuore del nuovo impero cristiano. L'economia era in crisi e l'Italia non era più in grado di competere con le ricchezze infinitamente maggiori e la mentalità più aperta del mondo ellenistico." Come contentino, mi gratificò della constatazione che, all'epoca di Costantino il Grande, i pericoli maggiori per l'Impero provenivano ormai da oriente, soprattutto dall'impero Sassanide dei persiani. Ma perché Costantino è così importante per chi oggi si reca a Istanbul?!? La storia è cruciale per riuscire ad interpretare quello che vediamo, per comprendere la opere che sopravvivono nei secoli a partire dal sogno di un uomo, un essere un tempo supremo e che condiziona ancor oggi le nostre deambulazioni a Costantinopoli.

 

Punto focale della città era il Milion, ombelico del mondo antico e origine da cui si misuravano le distanze nell'impero. Oggi ne resta uno spezzone smozzicato di colonna rettangolare per ricordare il luogo. Ma la chiesa di sant'Irene, benché chiusa e ridotta ad arsenale dagli Ottomani sorge ben salda e imponente a ricordarci che l'acuto imperatore non era uso adorare alla maniera dei pagani un pletora d'immagini di santi dai trascorsi quantomeno dubbi, ma niente meno che un simbolo, la Santa Pace di Dio, sant'Irene. Seguendone l'esempio, due secoli dopo, un altro Grande, Giustiniano, dedicò una nuova chiesa alla Divina Sapienza: l'opera architettonica più ardita che mai fosse stata concepita nel mondo cristiano, destinata a superare in splendore e magnificenza tutte le chiese e tutti i templi dell'epoca: Santa Sofia.

 

Che non è il nome di una pia donna di nome Sofia, come io mi ero figurato da bravo ignorante, ma la Sapienza stessa di Dio celebrata in Terra. Tanto la chiesa di San Pietro a Roma è immanente e schiaccia l'uomo per innalzare i rappresentanti di Dio in Terra, quanto Santa Sofia è aerea: un'ellisse dorata protesa verso il cielo, in direzione dello zenit, suo unico vero punto focale...

Aprile 2001

Bibliografia

  1. Tom Brosnahan, Pat Yale - Turkey - Guida in inglese della Lonely Planet 6a Edizione Aprile 1999. pp.816 con foto a colori £ 53.000.